Prima di questa guida
Per seguirla al meglio ti consigliamo di leggere:
In breve
- Il titolare dei dati degli studenti è la scuola: usa gli strumenti che ha scelto e segui le sue istruzioni.
- Le foto alle recite per uso familiare sono ammesse; per pubblicarle online serve, di regola, il consenso.
- Per le comunicazioni ufficiali preferisci il registro elettronico ai gruppi WhatsApp.
- Gli esiti scolastici non si pubblicano online: si consultano nell'area riservata del registro.
- Nei servizi di AI niente nomi, voti, diagnosi o elaborati con dati personali degli studenti.
Il Garante per la protezione dei dati personali dedica alla scuola un vademecum aggiornato, "La scuola a prova di privacy", che affronta foto, chat, registro elettronico, piattaforme e intelligenza artificiale. Questa guida ne riprende i punti più utili per chi insegna e li traduce in comportamenti quotidiani. Per i casi specifici, il riferimento resta il vademecum sul sito del Garante e il responsabile della protezione dei dati della tua scuola.
Chi decide sui dati: titolare, fornitori, RPD
Tre parole ricorrenti, spiegate in breve:
- Titolare del trattamento: chi decide perché e come si usano i dati. Per gli studenti è la scuola, rappresentata dal dirigente scolastico.
- Responsabile del trattamento: il fornitore che tratta i dati per conto della scuola, per esempio la piattaforma del registro elettronico o della didattica digitale. Deve essere nominato con un atto apposito.
- RPD (responsabile della protezione dei dati, detto anche DPO): l'esperto che consiglia la scuola. Per le scuole pubbliche è obbligatorio.
Per l'attività didattica e amministrativa la scuola, di regola, non ha bisogno del consenso delle famiglie: tratta i dati perché è un suo compito istituzionale. Deve però dare un'informativa, cioè spiegare chiaramente quali dati usa, perché e per quanto tempo.
Piattaforme e app didattiche
Le app gratuite per quiz, lavagne condivise o classi virtuali sono tante e comode. Ma quando chiedi agli studenti di registrarsi, i loro dati finiscono a un fornitore. Per questo:
- Usa prima gli strumenti scelti dalla scuola: sono stati valutati e le famiglie sono state informate.
- Per uno strumento nuovo, chiedi: la scuola valuta con l'RPD le garanzie del fornitore e aggiorna le informative.
- Riduci i dati: se un'app consente l'accesso con un nickname o un codice di classe, preferiscilo a nome e email.
- Controlla l'età minima nelle condizioni d'uso del servizio prima di proporlo.
Foto e video degli alunni
Il Garante distingue due situazioni molto diverse:
- Uso personale: i genitori possono fotografare e filmare recite, saggi e feste per ricordo, da conservare in famiglia o tra amici. Non serve alcun modulo.
- Diffusione: pubblicare quelle immagini sui social o in rete cambia tutto. Di regola serve il consenso delle persone riprese, e per i minori dei genitori.
Per le foto che la scuola vuole usare sul sito, sui social o in un giornalino vale lo stesso principio: servono consensi raccolti secondo le procedure dell'istituto. Prima di pubblicare, controlla chi ha dato il consenso e chi no.
Per le tue foto di classe durante le attività, usa i dispositivi e gli spazi indicati dalla scuola, non il tuo telefono personale e i suoi backup automatici, e inquadra i lavori più che i volti quando possibile.
Gruppi WhatsApp con i genitori
Secondo il Garante, le chat di classe create da genitori o rappresentanti sono un'iniziativa privata, di cui la scuola non risponde. Chi partecipa deve comunque rispettare la privacy: niente notizie, foto o video di altri senza il loro consenso. Per le comunicazioni ufficiali il vademecum invita a preferire gli strumenti istituzionali, come il registro elettronico.
- Se partecipi a una chat con i genitori, non trattare questioni d'ufficio: voti, note, comportamenti, situazioni di singoli alunni.
- Non condividere certificati, informazioni sulla salute o problemi familiari, nemmeno in messaggi privati.
- Comunicazioni su un singolo alunno: registro elettronico, email istituzionale o colloquio.
- Ricorda che ogni messaggio può essere copiato, inoltrato e fotografato.
Registro elettronico e voti
Il registro elettronico è lo strumento giusto per voti e comunicazioni, a patto di usarlo bene. Secondo le indicazioni del Garante:
- I voti delle singole materie sono visibili nell'area riservata solo allo studente e alla sua famiglia, con le loro credenziali.
- Gli esiti degli scrutini delle classi intermedie vanno nell'area riservata, accessibile solo agli studenti della classe, con la sola indicazione "ammesso" o "non ammesso".
- Gli esiti non si pubblicano sul sito della scuola, salvo il regime specifico degli esami di Stato.
- Il riferimento a prove differenziate per alunni con disabilità o DSA non va nei tabelloni.
Nelle annotazioni scrivi solo ciò che serve, in modo oggettivo. Non lasciare il registro aperto sul computer di classe o sulla LIM, e non condividere le tue credenziali con nessuno.
AI e dati degli studenti
Il vademecum aggiornato e le Linee guida del Ministero sull'AI a scuola vanno nella stessa direzione: usare dati personali solo se davvero indispensabili. In pratica:
- Mai nomi, voti, diagnosi, piani didattici personalizzati o situazioni familiari nei prompt.
- Per farti aiutare nella correzione, togli nomi e riferimenti identificabili dagli elaborati.
- Descrivi i bisogni ("testo ad alta leggibilità"), non le persone.
- Preferisci i servizi scelti dalla scuola e configurati per non usare i contenuti a fini di addestramento.
- Nessuno strumento che analizzi emozioni o comportamenti degli studenti: il regolamento europeo sull'AI vieta il riconoscimento delle emozioni negli istituti di istruzione.
Le buone pratiche in una checklist
- So chi è l'RPD della mia scuola e come contattarlo.
- Uso piattaforme e app approvate dalla scuola.
- Le comunicazioni su singoli alunni passano da canali istituzionali.
- Non pubblico foto degli alunni senza verificare i consensi.
- Il mio dispositivo è protetto da blocco schermo e i file della scuola non stanno in cloud personali.
- Non inserisco dati degli studenti nei servizi di AI.
- Se perdo un dispositivo o invio dati alla persona sbagliata, avviso subito la scuola: alcune violazioni vanno notificate al Garante entro tempi brevi.
Domande frequenti
Serve il consenso dei genitori per ogni trattamento di dati a scuola?
No. La scuola tratta i dati degli studenti per svolgere i propri compiti istituzionali e per questo, di regola, non serve il consenso. Il consenso diventa necessario per attività ulteriori, come pubblicare foto degli alunni sul sito o sui social della scuola.
Posso usare un'app didattica gratuita trovata online?
Prima chiedi alla scuola. Le piattaforme che trattano dati degli studenti devono essere scelte dall'istituto, che verifica le garanzie del fornitore e informa le famiglie. Un'app scelta in autonomia può raccogliere dati per scopi propri.
Chi è il responsabile della protezione dei dati della scuola?
È la figura, obbligatoria per le scuole pubbliche, che consiglia il dirigente e il personale sulle questioni di privacy. Il suo contatto deve essere indicato nelle informative: è la persona giusta a cui rivolgere i dubbi.
Parole del glossario:Intelligenza artificialePromptAddestramento
Fa parte dei percorsi:🍎 Docenti
Questa guida è gratuita e libera: puoi leggerla, usarla in classe e condividerla con chi vuoi. Ultimo aggiornamento: 10 ottobre 2026.